Recensioni Band
Recensione Per Savio De Martino
La “Crisi Esistenziale” di chi ama l’amore e ha il coraggio di amare. Nell’epoca dove tante cose sembrano andate perse, e dove molti valori sembrano pian piano scomparsi, si trova spazio e l’ispirazione di far nascere una nuova canzone, con la quale si vuole comunicare i tanti disagi che il mondo attuale si appresta a vivere, le tante problematiche che spesso attanagliano l’essere umano, sempre preso da se stesso, e molto spesso distratto da tutte le cose che il mondo e la vita offrono. E' cosi che nasce “Crisi Esistenziale” il nuovo brano che dà il via al nuovo album di Savio De Martino, cantautore dalle mille risorse artistiche, un brano scritto dallo stesso Cantautore, sia per la parte letteraria, che per la parte musicale, un brano voluto, un testo ricercato, una canzone necessaria, una sorta di protesta, un modo di gridare e poter dire, BASTA !!! Questo stesso brano è stato anche proposto alla candidatura per le nuove proposte di Sanremo Giovani 2015, proprio perche’ i giovani possano valorizzare la propria vita e il futuro, trovando stimoli nuovi, trovando aiuto in chi ha potere, costruirsi un domani fatto di sogni da poter realizzare, Savio De Martino ancora una volta riesce a regalare nuove emozioni, il suo essere cosi poliedrico, rende questo artista, seppur giovane, capace di mettersi sempre in gioco e in discussione con vari generi musicali. Le sue tendenze variano dal Pop al Jazz, dal Blues alla buona Musica Leggera, in tanti anni di gavetta e di carriera è sempre riuscito a dire la sua, regalando al pubblico che lo segue con affetto e stima, tante emozioni e soprattutto tanta energia positiva. Lui innamorato della vita, innamorato della musica, e speranzoso che le cose e il mondo puo’ cambiare, una crisi cosi mondiale, dovrebbe far riflettere molte persone, e sensibilizzare chi ha il potere di essere a capo di tutto, ecco perché nasce questo nuovo brano per il 2015, dal titolo "Crisi Esistenziale". Genesi di Crisi Esistenziale di Savio De Martino Testo, Musica e Produzione sono di Savio De Martino attraverso la S.D.M. Production, la distribuzione avviene grazie alla Zeus Record S.R.L., gli arrangiamenti sono di Giuseppe Balsamo e Savio De Martino, le riprese video di “Pino Baylon Video” e la registrazione e mixaggio sono stati effettuati presso lo studio SG SOUND MUSIC ITALY di Savio De Martino. Il video è già disponibile su YouTube. https://www.youtube.com/watch?v=4KtiM12NA5I Scarica gratis la traccia audio al seguente link : https://soundcloud.com/saviodemartino/savio-de-martino-crisi-esistenziale-sanremo-giovani-2015-selezioni
908 giorni fa · Da Savio De Martino
Recensione Per GREY MILLER
ISCRIVITI AI NOSTRI CANALI: https://www.facebook.com/GR... https://soundcloud.com/grey... http://greymiller.bandcamp.com NOVITA' IN ARRIVO 8/2014 Festival Kaliningrad RU 9/2014 Home Festival Treviso IT
1188 giorni fa · Da greymiller italian
Ah l'estate, il sole, la spensieratezza della gioventu', quella soave brezza che spira da terre lontani e rende i giovani esemplari umani cosi inclini alla conoscenza dell'altro sesso. Una notte passata in spiaggia, qualche frase dolce, qualche bicchiere di vino, la melodia di una chitarra, gli sguardi languidi che si cercano, altri bicchieri di vino, i brimi baci e le carezze, l'appartarsi col batticuore (e' finita la bottiglia di vino) e se si becca la Gianna della situazione, chi vivra' vedra'. A volte pero' i piu' fortunelli, dopo questi approcci dettati dalla curiosita' piu' ingenua e razionale si ritrovano, nonostante le dovute e peccaminose precauzioni, in allegra compagnia, scoprendo un bel giorno dalla dolce e futura consorte la lieta novella (o dalla presenza di tre imbecilli dai vestiti esotici che non si schiodano da sotto casa). Se si sopravvive ai molteplici attacchi di cuore e all'istinto di collaudare gli infallibili rimedi naturali medievali post-concettivi ereditati dal nonno, si puo' sempre e comunque partire casualmente per un viaggio a vita in Paraguay, arruolarsi nella legione straniera o darsi alla transumanza in qualche tribu' dell'africa sub-sariana. Per tutti gli altri e' e sara' una gioia immensa. I Result Of Broken Condoms appartengono al secondo dei casi precendentemente illustrati, quello in cui oltre a essere dei formidabili tapini siete pure dei peccaminosi immorali infedeli: sciagura a voi! "Su quel condom c'era un taglio, sono nato per sbaglio" parole loro, parole che fanno riflettere, tanto poco e' bastato infatti per far si che il sottoscritto si ritrovasse a dover recensire il gruppo umbro. Le conseguenze di errori giovanili solo ora mi appaiono in tutto la loro importanza, scolpite a laser su questo cd, a monito delle future generazioni e prossimo spot per il ministero delle politiche giovanili. In realta' nonostante ci siano tutti gli elementi per sparare a zero sui quattro giovani, Michael (voce), Pich (chitarra) Bob (basso) e Claudio (batteria), non mi sento di forzare la mano, come a volte faccio, in questa occasione. Sara' la momentanea lucidita' di spirito, l'apparizione dei primi capelli bianchi, la straordinaria volonta' empatica nel cercare di capire la bend, ma di certo non saro' io l'esecutore della facile carneficina. Cosa non mi è piaciuto: nonostante qua e la' ci siano degli sprazzi di originalita', lo stile proposto ricorda e ricalca molto le solite bend panc rock italiche e d'oltre oceano, spesso le liriche e la voce non si adattano bene alla musica o risultano un po banali e le tematiche espresse per quanto possano stare a cuore agli autori determinano parecchi dubbi. Mi sento invece di elogiare la capacita' tecnica dei componenti, a tratti mirabile, la loro giovane eta', il sano accostamento della filosofia del diy alla realizzazione dell'album e sicuramente l'impegno profuso durante il percorso. 12 pezzi, anche variegati nella struttura compositiva, compongono E' Tutto Ok primo sudato lavoro dei quattro da Todi, un full lenght ben registrato, ben suonato e che ogni tanto, colti da qualche reminiscenza giovanile, ci si puo' trovare a canticchiare distrattamente, perche' alla fine della fiera alcune melodie assassine, che si inchiodano nel cervello, i giovini le hanno nelle loro corde. Egregio lavoro delle chitarre, cosi' come della batteria, buona fantasia del basso che spesso da dimostrazioni delle sue capacita' e buone anche le voci, meglio quando urlate. Alcune canzoni che vi consiglio sono "Bisogno di evoluzione", "Oltre il cielo" e "Sogno" pezzi che a mio parere denotano una maggiore maturita' compositiva e che personalente ho apprezzato di piu'. Concludo sperando di avere delle nuove dei Result Of Broken Condoms, del nuovo materiale che dimostri una maggiore personalita' compositiva. La scelta di una propria strada non e' facile, ma a lungo andare e' l'unica via che vale davvero intrapprendere. Alla prossima pillola di saggezza gratuita. Pierkna - Punk4free (2010)
1349 giorni fa · Da Result of Broken Condoms
Recensione Per Savio De Martino
SAVIO DE MARTINO,CANTAUTORE e INTERPRETE,LE SUE TENDENZE MUSICALI,VARIANO,DAL POP AL JAZZ,DAL BLUES ALLA BUONA MUSICA LEGGERA,IN UNO STILE RICERCATO,IL TUTTO ACCOMPAGNATO DA UNA CALDA ED INTERPRETATIVA VOCE.
1731 giorni fa · Da Savio De Martino
Recensione Per I ragazzi dell'olivo
Recensione del concerto a Garessio dell'11 agosto 2012 tratto dal sito POIRINOMADI.it .L'articolo e' di Giorgio, creatore con Aldo del sito, che ringraziamo : Garessio (CN), 11 agosto 2012, “Stasera c'è una cover dei Nomadi che non abbiamo mai sentito a Garessio, ci andiamo?” diceva l'sms di mio fratello Aldo nel pomeriggio di un sabato di questa afosa estate. “Minchia”, gli ho risposto, “non facciamo duecento chilometri per i Nomadi e dobbiamo farli per una cover che non conosciamo?”. Fatto sta che alle nove di sera eravamo sulla A6 in direzione Ceva, poi statale 28 del Col di Nava e infine Garessio (Cuneo). In questi tempi di lontananza reciproca dai Nomadi (e in attesa dell'appuntamento di Castagnole Lanze il 25), un esperimento si può ben fare. Qualche difficoltà a trovare il posto e poi, grazie a contorte indicazioni dei passanti, abbiamo trovato il grandioso Parco delle Terme di San Bernardo comprendente la discoteca all'aperto dove sarebbe avvenuta l'esibizione del gruppo lombardo. Un po' come farsi indicare dove sta Superga da un torinese o dove si trova il Colosseo da un romano. Un posto delizioso, immerso in queste colline adagiate sotto le Alpi Marittime che separano Garessio da Albenga. Paghiamo i previsti 5 euro di ingresso (con consumazione) e ci inoltriamo nella foresta di alberi centenari e aree di intrattenimento. Una delle piste da ballo ospita il gruppo che ha predisposto la strumentazione sull'apposito palco. Incontriamo qualche fans della provincia granda, ma siamo in pochi, solo qualche decina. Non importa, i sei elementi del gruppo si dispongono sul palco per iniziare la loro esibizione. Sono le 21.45 e ci apprestiamo all'ascolto dei Ragazzi dell'Olivo con una apprezzabile frescura che compensa le calure sopportate in pianura nelle scorse settimane. Sono giovani, i Ragazzi: il cantante, Matteo, è del '90, il chitarrista Daniele è dell'88, ma abbiamo anche un paio di elementi del '53. Provengono dal bresciano, pavese e milanese (ma il bassista è di Carbonia) e sono insieme da due anni. Tengono concerti in Lombardia, Emilia, Trentino e anche Toscana. E, stasera, sono in Piemonte, in questo angolo remoto ed oscuro (ma bellissimo), della provincia di Cuneo, chiamati dal patron della discoteca per una serata revival. Pare non soffrano, stasera, l'assenza delle centinaia di fans che, normalmente, li seguono; hanno fatto anche a meno delle due coriste, per motivi organizzativi, ma la serata è stata di buon livello e, come dico sempre in questi casi, peccato per chi non c'era. La scaletta è stata ampia, completa, soddisfacente, con incursioni nel lontano passato, nel passato prossimo e nel presente. Inizio con “C'è un re” seguita da “Senza patria” e poi galoppata con brani più recenti come “Io voglio vivere”, “Dove si va”, “La dimensione”, “Con me o contro di me”, “La vita che seduce” e tanti altri brani. Il gruppo lavora bene, sostenuto dalle piacevoli tastiere e dalla solida base ritmica. Il cantante Matteo si atteggia un po' a Danilo Sacco , ma sarebbe ora che ci mettesse un po' più di suo (ne ha le capacità) oppure sarà obbligato ad atteggiarsi a Cristiano. Sono piacevoli da ascoltare, I Ragazzi dell'Olivo, leggermente penalizzati da un service forse non perfettamente equilibrato. La loro caratteristica è quella di rappresentare i vari brani con personalizzazioni soliste conferendo ad essi sonorità diverse dall'originale. Essi stessi hanno affermato che non volevano nascere come cover fotocopia dei Nomadi (ne esistono già troppe), ma di attingere alla produzione dei Nomadi e lavorarci sopra personalizzando gli arrangiamenti e le variazioni ritmiche. In questo è notevole l'apporto di Mauro Moretti alle tastiere e di Daniele Colombo alla chitarra solista, di cui è un vero mago poiché ha iniziato a suonare in età scolare e, in più, presta la sua arte in un gruppo cultore dell'hard rock. Ho apprezzato, più del resto, la magnifica “Canzone della bambina portoghese”, cantata a memoria col solo accompagnamento di pianoforte, “Asia”, molto ben eseguita, perfetta “La collina”, una struggente “Lontano” e una magica “Stagioni”, dedicata alla giovanissima fidanzata di Matteo. Nel finale, davanti alla cinquantina di spettatori residui, qualche sbavatura su un paio di brani, forse dovuta a stanchezza. Ma si può loro perdonare qualche piccolo errore poiché la serata è stata comunque soddisfacente e non ci ha fatto pentire dei chilometri percorsi (li hanno percorsi anche loro!). Chiusura alla mezzanotte in punto (per lasciare spazio ai giovani intanto confluiti per dedicarsi alle musiche da discoteca). Al termine, un breve incontro con i ragazzi della formazione che, oltre ad aver dimostrato una buona capacità di gruppo, ha manifestato anche grande disponibilità e simpatia. Sicuramente meritavano un pubblico più vasto e, altrettanto sicuramente meriteranno una nostra seconda visita ad un concerto che terranno nei paraggi. Insomma, con I Ragazzi dell'Ulivo abbiamo raggiunto il numero 18 come Nomadi cover band che abbiamo ascoltato dal vivo. Molte di queste cover si sono sciolte o divise, ma, di fronte ad un giudizio globale, inserisco questo gruppo tra le prime tre posizioni della mia personale classifica. Chi conosce il valore delle prime tre, si renderà certamente conto del valore dei Ragazzi dell'Olivo. Poco dopo la mezzanotte lasciamo Garessio e la sua fresca temperatura di 15 gradi per ritornare ai tepori della pianura. Non sappiamo se le ragazzine discotecare che abbiamo incrociato all'uscita, fasciate in leggeri tubini che poco lasciavano all'immaginazione, si ritroveranno domattina con tosse e raffreddore. Magari ci sono abituate. Ma noi no (tanto per concludere con un titolo dei Nomadi, anzi, due). Hasta siempre comandante.
1834 giorni fa · Da Carlo Giangrande
Recensione Per I ragazzi dell'olivo
Comune di Milano Sabato 30 aprile 2011 , Omaggio ai Nomadi Si terrà all'Auditorium comunale di viale Ca' Granda un concerto di una tribute band dedicato al gruppo che oltre 40 anni calca la scena musicale italiana . Il Consiglio di Zona 9 in collaborazione con l'Associazione Culturale Rosvaldo Muratori, con il gruppo "I Ragazzi dell'Olivo", presenta il concerto "Nomadi Tribute Band", un omaggio ai Nomadi, un gruppo italiano che fa musica da sempre. Il concerto è ad ingresso libero e si terrà presso l'Auditorium comunale di viale Ca' Granda 19, sabato 30 aprile alle ore 21.30.
1862 giorni fa · Da Carlo Giangrande
Recensione Per I ragazzi dell'olivo
Carissimi amici, abbiamo il piacere di invitarvi al concerto live de “ I RAGAZZI DELL’OLIVO”, Nomadi Tribute Band. L’evento, patrocinato dal Comune di Milano, si svolgera’ presso l’Auditorium Ca’ Granda di Milano il giorno 30 aprile 2011 alle ore 21.30 e sara’ ad ingresso libero. Il nostro gruppo presentera’, in due ore di concerto, alcuni fra i migliori brani del repertorio dello storico gruppo dei Nomadi. In allegato la locandina con i dettagli. Vi aspettiamo. I RAGAZZI DELL'OLIVO Nomadi Tribute Band Cogliamo l'occasione per informarvi che sono ancora aperte le prenotazioni per concerti della nostra Band riferiti alla stagione primavera-estate 2011.
1862 giorni fa · Da Carlo Giangrande
Recensione Per I ragazzi dell'olivo
Alla Lanca le canzoni dei Nomadi Venerdì 11 marzo 2011 il tributo della band "I ragazzi dell'olivo" di Gabriele Conta zoom SAN MARTINO. Il "Popolo Nomade" si è dato appuntamento alla Lanca. Venerdì sera infatti al circolo sportivo di San Martino si esibiranno "I ragazzi dell'olivo", una tribute band dei Nomadi. Alla Lanca ci sarà un ospite davvero speciale: al microfono si esibirà Danilo Sacco, frontman e cantante dello storico gruppo emiliano (inizio concerto alle 22, ingresso libero con consumazione obbligatoria). Al circolo di San Martino si potrà anche cenare: per informazioni e prenotazioni chiamare il numero 0382 556553. "I ragazzi dell'olivo" è un gruppo nato l'anno scorso su iniziativa del batterista pavese Sergio Nachira, da sempre appassionato di musica e fan dei Nomadi. A lui si sono poi aggiunti altri cinque musicisti provenienti da tutta la Lombardia: Matteo Moretti è la voce, Daniele Colombo e Carlo Giangrande suonano le chitarre, Mauro Moretti la tastiera e Cristian Manca il basso. La fisarmonica, il sax e il violino di Giovanni Zanin completano la formazione che si è esibita in concerti di beneficenza al teatro Mastroianni di San Martino Siccomario e in provincia di Brescia. Il nome del gruppo viene da una famosa canzone dei Nomadi, e fa riferimento anche alla pace così spesso invocata nelle canzoni del gruppo emiliano. Quello di venerdì sarà un evento speciale, perché a cantare insieme alla tribute band pavese ci sarà Danilo Sacco, che ha sostituito alla voce Augusto Daoglio dopo la sua prematura scomparsa. «Sacco è una persona davvero squisita - assicura il batterista Sergio Nachira -. E' la prima volta che si esibisce con noi, ed è stato molto disponibile». In scaletta ci saranno tutti i pezzi più famosi dei Nomadi, da "Stop the war" a "Io voglio vivere". Il gruppo musicale pavese si esibirà anche il prossimo 7 maggio al raduno nazionale delle tribute band dei Nomadi: al teatro Tenda di Casalromano (Mn) "I ragazzi dell'olivo" suoneranno insieme alla storica band di Beppe Carletti e compagni. 8 marzo 2011
1862 giorni fa · Da Carlo Giangrande
Recensione Per I ragazzi dell'olivo
Tributo ai Nomadi con la Band” I ragazzi dell’olivo”. a CURA CARPIGNANO, sabato sera 5 novembre 2011, al locale Fuorionda (località Prado, strada Paiola, 2) alle 22.00 si terrà un concerto dei Ragazzi dell'olivo, che propongono un tributo ai Nomadi. «Siamo in sei - spiega Sergio Nachira, il batterista - e veniamo da tutta la Lombardia». Infatti la band è formata dai bresciani Matteo Moretti (voce) e Mauro Moretti (tastiere), dai milanesi Carlo Giangrande (chitarra ritmica) e Daniele Colombo (chitarra solista), e dai pavesi Sergio Nachira e Cristian Manca. Insieme faranno rivivere le musiche e le atmosfere della band fondata, nel 1963, da Beppe Carletti e Augusto Daolio. Le prime canzoni dei Nomadi sono un pezzo importante nella storia musicale del nostro Paese: "Come potete giudicar" (Come potete giudicar / come potete condannar / chi vi credete che noi siam / per i capelli che portiam…), "Dio è morto", realizzata con un giovanissimo Francesco Guccini (Ho visto / la gente della mia età andare via / lungo le strade che non portano mai a niente…) e "Un giorno insieme" (Cielo grande, cielo blu / quanto spazio c'è lassù / cammino solo e non ti sento più). Poi c'è "Io vagabondo", successo del 1972 e tuttora una delle canzoni italiane più note anche all'estero. Ma anche le ultime canzoni dei Nomadi, per quanto diverse dai "primi Nomadi", sono riuscite a mantenere inalterata la loro fama: "Ti lascio una parola: Goodbye" (Goodbye / my friend, goodbye…), "La vita che seduce" (E s'accende nel buio / un'ancora di luce / e s'accende mi piace / è la vita che seduce…), "Dove si va" (Dove si va / come si fa / se vivere da queste parti è come tirare a sorte…) e "Io voglio vivere". «Proporremo gran parte del repertorio - aggiunge Nachira - le canzoni più conosciute, ma anche brani come "Tutto a posto", "Ricordati di Chico", "C'è un re" e "Toccami il cuore"». Il gruppo, considerato uno dei più importanti nel panorama delle band che propongono tributo ai Nomadi, si era presentato sei mesi fa al circolo sportivo di San Martino con Danilo Sacco, il vocalist ufficiale dei Nomadi dal 1993. Una band importante, quindi, che dovrà interpretare uno dei gruppi più belli e più complessi d'Italia. L'elemento singolare nelle canzoni dei Nomadi è il fatto che sono conosciute da tutti, indipendentemente dall'età. Lo scrittore Gianluca Morozzi, nel libro "L'Emilia o la dura legge della musica" (Guanda, 2006) descrive così un concerto dei Nomadi al quale ha assistito: "Quando arrivano cose tipo Io vagabondo o Canzone per un'amica, quelle le cantano tutti, i ragazzi della parrocchia che spillano le birre, le signore alla cassa, i passanti casuali, i piloti di un aereo che sorvola il paese, gli amanti clandestini imboscati sulle rive dell'Adda, tutti quanti ".
1862 giorni fa · Da Carlo Giangrande
Recensione Per Reissod
This Deathcore/Metalcore was created by Santiago Sapera (Drum) and Antonio Padilla (Vocals) in November 2010. They choose Ayrton Giudice (Rythm Guitar), Luca Bolelli (Lead Guitar) and Harlando Caimol (Bass) to complete the band. Harlando left Reissod for about 2 months, then he returned. During the 2 months without a bassist, the band started to work to their first song. In 14/01/2012, the band recorded "Take Your Last Breath". The single was released in 20/01/12. Harlando left Reissod another time, so the band decided to choose another bassist. In June 2012, the band choose Diego Perlangeli (Bass) to replace Harlando. Now they are working to new songs to insert in their first EP.
1868 giorni fa · Da antonio padilla
Recensione Per ALCHEMY ROOM
INFORMAZIONE METAL Gli Alchemy Room è un gruppo proveniente dall’area torinese, nato nel 2007 grazie alle idee del chitarrista/tastierista Fabio La Manna. Nel 2009 è uscito il primo lavoro, Origin Of Fears, che viene riproposto da Nomadism Records sotto una nuova veste che vede l’aggiunta di tre nuovi brani che vanno a formare quello che è un vero e proprio ep dal titolo A Matter Of Time, come avete notato nel sottotitolo di questa recensione. Il genere proposto è un prog metal abbastanza variegato che mette molto bene in mostra le capacità compositive di Fabio La Manna e la coesione dei musicisti che lo compongono, tra i quali spicca la brava vocalist Irene Mondino. Un viaggio di ben 75 minuti tra echi di prog più ortodosso, come il new progressive dei Marillion (new negli anni ’80, ormai son passati trent’anni, quindi oggi li possiamo considerare dei classici a tutti gli effetti), psichedelia dei primi Pink Floyd ma anche heavy (…e tenete conto che i Maiden ormai sono progressivi più che mai ) e class metal… oltre agli immancabili Dream Theater ed una vena dark gothic piuttosto insolita, quindi originale, in questi ambiti . C’è però una cosa che ha ulteriormente favorito la mia simpatia verso questi ragazzi… Vedete, pur se qualche composizione può sembrare prolissa, ad esempio La Fin Absolue Du Monde sfiora i 15 minuti, i momenti musicali che le compongono non sono sbrodolate di fredda tecnica senza cuore, frutto di diplomi conseguiti nei vari istituti musicali che ormai invadono la nostra penisola. Si sente a pelle che questi ragazzi hanno lavorato in sala prove insieme, come insieme hanno costruito l’intero lavoro, suonando contemporaneamente come un vero gruppo deve fare. E se questo vuol dire qualche sbavatura di troppo o la batteria che a livello di acustica non è propriamente perfetta (…vogliamo parlare di quella che si ode in St Anger dei Metallica ??!!, quindi niente critiche in questo senso, please…), se la produzione non è iperpatinata, poco importa !!! La musica deve fornire emozioni… e qui ne troverete un bel po’.
1938 giorni fa · Da fabio la manna
Recensione Per ALCHEMY ROOM
FEMME METAL As far as Progressive Rock and Metal is concerned, you take the good with the bad. Some people love the intricate arrangements and endless songs, while others may find it somewhat of a bore. That brings me to Italy’s Alchemy Room. I doubt this album – which features their 2009 debut, "Origin of Fears" and their brand spankin’ new 3-song EP "A Matter of Time" – will do anything to change perceptions about Progressive Metal, fans of the genre should love this, non fans, not so much. The first 6-songs are taken from the bands 2009 debut "Origin of Fears", beginning with the intricate "Inside My Fear". Musically, Alchemy Room adds plenty of heaviness and classic metal style riffs to go along with the meticulously crafted songs. The second track is the monstrous epic "La Fin Absolue Du Monde". This song clocks in at whopping 15-minutes and really shows off the overall talent of these fine musicians, including vocalist Irene Mondino. The riffs come crashing in rapid fire succession. "Obsession Red Blood" and "Lost" are two more fine tracks, which lead us into the albums coup de grace with the two part "Waking the Child". The first part is 13-minutes long, while part 2 clocks in at close to 10-minutes. After that we have the 3-song EP "A Matter of Time". The songs on "A Matter of Time" are shorter and I think this is a more focused effort than "Origin of Fears". "Into the Deep" begins with a softer approach before the song slowly builds steam and eventually becomes a powerhouse of a track. The ethereal "Indigo" begins with a dreamy vibe to it and Irene Mondino turns in her best vocal performance. This track is a bit different from the other material presented here and really stood out for me, and also shows that the band is not afraid to spread their creative wings. The 7-minute title song continues with the softer direction, before the heavy riffs once again join the fray. This song also features a number of cool tempo changes. Musically, I would compare Alchemy Room to some of the heavier progressive metal bands like early Fates Warning (John Arch era) and early Queensryche. Alchemy Room is hampered by subpar production at times (mostly on "Origin of Fears", the production on "A Matter of Time" is much better), hopefully this is something that will be rectified on future releases. Judging by how the band has grown from "Origin of Fears" to "A Matter of Time", it really has me looking forward to their next full-length. I would highly recommend Alchemy Room to anyone who loves all things prog, epic and grandiose
1938 giorni fa · Da fabio la manna
Recensione Per ALCHEMY ROOM
METAL-ZONE Alchemy Room nasce nel 2007, a Torino, in seguito all'incontro tra La Manna [chitarrista e compositore] ed il batterista O.Monge. Nel 2008 raggiungono l'attuale line-up con la cantante Irene Modino e subito registrano questo Origin Of Fears, un disco intricato ed interessante. A livello tecnico ovviamente le prestazioni dei musicisti sono ottime, che non eccedono in virtuosismi pacchiani ma riescono a dosare benissimo i vari strumenti, concedendosi alle volte delle grandiose esplosioni sonore mantenute in ogni caso su standard elevati. L'album parte con ritmi dinamici e con una buona dose di frenesia, sintomo forse della volontà del gruppo di impressione l'ascoltatore fin dai primi pezzi: Inside My Fear rappresenta una positiva prova per la cantante, che si mette in mostra senza esagerare con la voce [ultimamente si sprecano i gruppi che usano una cantante solo per fare scena, mettendo i risultati musicali in secondo piano]; inoltre questo brano ci dimostra immediatamente quali siano le sonorità in cui il gruppo si muoverà per il resto del disco, ovvero Metal di contaminazione Progressiva, con suoni acidi, controtempi, tastiere, melodie atmosferiche avvolgenti. La Fin Absolue Du Monde è un pezzo eccezionale, che con i suoi 14 minuti abbondanti mette in luce tutte le qualità del gruppo nel creare suoni e melodie intricate e avvinghiate tra loro in una serie di letterali scontri sonori tra gli strumenti, che in certe sezioni mostrano il lato più veloce e pesante del gruppo, senza scadere nel banale. Anche la simile Waking The Child si mantiene su ritmi simili, sempre caratterizzata da sonorità acide ed accelerazioni, con buoni assoli ed una vena progressiva spinta all'estremo, ricordandomi in certe parti anche i primi Cynic [per fare un grosso nome]. La seguente Waking The Child part II rappresenta più una ballata, lenta e melodica, piuttosto piacevole. Nel complesso mi sento soddisfatto dell'ascolto di questo disco, un debutto veramente convincente per una band con passione e talento da vendere; il gruppo è tutt'ora in cerca di una etichetta e spero davvero che ne trovino una, fiducioso di poter ascoltare qualcosa di nuovo nei tempi a venire.
1938 giorni fa · Da fabio la manna
Recensione Per ALCHEMY ROOM
DARKROOM Gli Alchemy Room si formano a Torino nel 2007 come progetto solista del chitarrista/tastierista e compositore Fabio La Manna. Dopo alcuni cambi di formazione, una prima stabilità porta al disco autoprodotto "Origin Of Fears". In seguito firmano un contratto con la Nomadism, che decide di pubblicare nuovamente il disco d'esordio, aggiungendo ad esso tre ulteriori brani, che fanno parte di un EP dal titolo "A Matter Of Time". Quello che ne consegue è un lavoro composto da 9 brani in totale, ma di oltre 70 minuti, che si basa fondamentalmente su un progressive metal ricco di cambi di tempo e fraseggi arzigogolati (quindi decisamente eccessivo nella lunghezza totale), che tuttavia trattiamo con piacere in queste pagine perché pregno di atmosfere oscure e claustrofobiche, liquide e oniriche. L'unione di queste caratteristiche dona una singolarità al prodotto, che di per sé è già molto nell'inflazionato mondo musicale odierno; nessun paragone viene subito spontaneo (se non con i Cynic, per quanto riguarda il suono della chitarra 'clean' e per la ricerca di dissonanze e arrangiamenti fuori dagli schemi) e la tecnica è sopraffina. Rimangono tuttavia delle grosse lacune, a partire dalla produzione, veramente pessima: la batteria sembra registrata in uno scantinato, e quando parte con la doppia cassa, perde in potenza scomparendo dietro ad un muro di compressione. C'è poi la solita vecchia magagna di coloro che si accostano a questo genere, troppo spesso auto-celebrativi della propria tecnica quanto autolesionisti nel non comprendere che si potrebbe lasciare lo sfoggio della suddetta ad un particolare brano di lunga durata, evitando di somministrare al povero ascoltatore una serie di tracce che quasi mai si fermano sotto i 10 minuti. Quando poi nei brani in questione si inseriscono una ventina di riff ciascuno, allora è davvero troppo... Per carità, comprendo in pieno la devozione e la lunghezza dei tempi spesi per brani così complessi, oltre all'indiscutibile divertimento nel suonarli, ma mi chiedo perché, ad esempio, non valorizzare la voce della dotata Irene, invece di lasciarle i soli primi 2 minuti di ogni brano, per poi iniziare l'ennesima suite. Anche se, a vedere dalle nuove canzoni (quelle che fanno parte del recente "A Matter Of Time"), sembra che i Nostri abbiano assorbito a dovere questo tipo di lezione, sciorinando una serie di composizioni che mantengono un'adesione più consona alla forma-canzone e una durata più breve in generale. Pezzi come "La Fin Absolue Du Monde" e "Waking The Child I", appartenenti al primo disco, sono sicuramente affascinanti e suggestivi, ma comprendono al loro interno tutto ciò che la musica rock ha offerto negli ultimi 40 anni. Nel primo caso si passa da un serrato metal progressive a un intermezzo di parecchi minuti che fa il verso alla Floydiana "Echoes", per poi passare dai seventies dei Black Sabbath agli anni '90 del melodeath scandinavo: davvero molto ambizioso, ma anche un po' pretenzioso. Nel secondo caso si apprezza un gran ritornello che fa da collante a una suite che, nella parte finale, si perde in pirotecnici esercizi di virtuosismo. "Waking The Child II" è però un gioiello di pura classe, semiacustico nell'iniziale incedere in stile Gathering, che procede sviluppandosi tra diversi seppur omogenei spazi, senza strafare e voler stupire a tutti i costi, ma dosando alla perfezione le note appoggiate dei melodici assoli di chitarra, con il gusto barocco ma moderno di una composizione che cerca di librarsi tra gli schemi di una fiaba. Una maggiore linearità, come accennato, viene proposta con i brani di più recente estrazione, che però paradossalmente sembrano meno ispirati e privi dell'energia di quelli più datati; la malinconia di fondo viene messa in risalto (pur mancando quasi del tutto le parti di tastiera, che a mio parere erano fondamentali nel marchio di fabbrica del suono), c'è maggior spazio per le parti cantate (in bilico tra la più recente Anneke Van Giersbergen e Cindy Levinson), ma la particolarità e la singolarità del sound che caratterizzava "Origin Of Fears" si va perdendo in cullanti lamenti senza apparenti riferimenti. Probabilmente l'ideale equilibrio compositivo starebbe nel mezzo; auguro quindi a questa band di trovarlo al più presto, perché le potenzialità sono enormi ed il prossimo full-lenght potrebbe rivelarsi davvero interessante.
1938 giorni fa · Da fabio la manna
Recensione Per ALCHEMY ROOM
HEAVY-METAL Devo ammettere che ad un primo ascolto questo lavoro dei torinesi Alchemy Room mi aveva lasciato non poco perplesso; in più frangenti era come se il gruppo volesse suonare complicato anche quando non strettamente necessario, cadendo così nel solito clichè autoreferenziale. Il tempo si sa, porta consiglio e col passare degli ascolti il mio giudizio è diventato meno brutale. Pur essendo tutti di durata consistente, nelle tracce di questo "Origin Of Fears" melodia e atmosfere non solo non vengono mai tralasciate, ma finiscono per essere il fulcro attorno a cui ruota l'intero sound della band. Talvolta sfociando persino nella più pura psichedelia come in “La Fin Absolue Du Monde”, splendidamente costruita per metà su un tappeto di reverberi, voci di sottofondo ed echi dal deciso sapore pinkfloydiano. Altrettanto forti sono i richiami ai Marillion di Steve Hogarth negli arpeggi di “Waking The Child”, pezzo diviso in due parti che si apre col passare dei minuti alle più svariate soluzioni. Scomodare nomi di un certo livello può creare false aspettative in chi ascolta ma garantisco che a più riprese balzano all'orecchio soluzioni stilistiche fuori dal comune. Quando invece il gruppo si lascia andare ai virtuosismi, e qui veniamo alle note negative, lo fa in maniera forse troppo ingenua, finendo così per appesantire il sound. Nota di merito invece per le le lead vocals di Irene Mondino, dal sapore quasi onirico solo apparentemente in contrasto con il sound della band, con cui invece si sposano perfettamente dando vita a scenari interessanti. “Origin Of Fears” è sicuramente un buon punto di partenza per il gruppo torinese; con la giusta maturazione in fase di compositiva, sono certo che gli Alchemy Room sapranno ancora dire la loro in maniera tutt'altro che banale.
1938 giorni fa · Da fabio la manna
Recensione Per ALCHEMY ROOM
METALLUS La musica dei torinesi Alchemy Room, formazione nata appena nel 2007 e già passata all’esordio su disco, è di quelle che ti fanno viaggiare con la mente, ti portano sulla scia di mondi e luoghi mai visti, facendoti sognare e rendendoti partecipe di strane visioni. I sei brani contenuti in “Origin Of Fears” hanno testi che descrivono, come su un blocco di appunti, stati d’animo, sentimenti ed emozioni in un fluire non sempre facile da interpretare, ma comunque affascinante. L’immagine di copertina ha in sé una marcata ambivalenza per la sensazione di quiete, derivante dall’uso dei colori caldi, alla quale si accompagna però un senso di oppressione claustrofobica, derivante dalla mancanza quasi assoluta di dettagli. È come se gli Alchemy Room ti costringessero a guardare la realtà da dietro uno specchio che distorce, fino a quando non si riconoscono più le proprie sensazioni. In mezzo a questo affascinante scenario, la voce di Irene Mondino, che somiglia molto a quella di Dolores O’Riordan, si alterna a lunghe parti strumentali di ogni genere con estrema sicurezza. Il brano più interessante, più completo da ogni punto di vista, potrebbe essere “La Fin Absolue Du Monde”, nella quale si ricorre anche all’uso di un filtro per la voce, che sconfina in una lunghissima parte strumentale, e risulta più convincente della suite “Waking The Child”, divisa in due parti, comunque interessante ma forse un po’ più legata agli stilemi del progressive classico. La volontà di sperimentare è acutamente udibile anche in “Obsession Red Blood”, testo ridotto all’osso e un lungo sfogo strumentale a costruire tutto il brano. C’è moltissimo da ascoltare, quindi, per un gruppo che di banale, in questo momento, non ha assolutamente niente, e che potrebbe fare veramente molto per la scena underground italiana, se solo potenziato a dovere.
1938 giorni fa · Da fabio la manna
Recensione Per ALCHEMY ROOM
ROCK-IMPRESSIONS Nell’affollata palestra del goth-metal s’esercitano con costanza pure gli Alchemy Room i quali, in un unico ciddì, assemblano le tracce del promo “Origin of fears” del 2008 e dell’ep “A matter of time” (il quale dovrebbe costituire una anticipazione di un disco lungo in preparazione). Purtroppo una produzione povera (ma ribadisco che “Origin…” è una demo!) non esalta la complessa e finemente intarsiata struttura di brani che presentano più spunti di interesse, a loro favore va in fatti ascritta una limpida adesione alla corrente genuinamente progressiva, con composizioni che, è il caso de “La fin absolute du Monde” (gran bel titolo!), vanno a sfiorare il quarto d’ora di durata, mentre le due composite parti di “Waking the child” assommano addirittura a circa venticinque minuti totali! Dei tour de force che pochi osano affrontare, ed ancor meno solo coloro che lo fanno con cognizione, e che gli Alchemy Room superano con agilità, approfittando inoltre della notevole estensione delle canzoni per inserirvi porzioni strumentali oniriche e vagamente inquietanti che arricchiscono di pathos trame ricche di cambi di tempo e di cangianti atmosfere, ora acustiche e soffuse, ora decisamente elettriche. La voce di Irene Mondino dimostra già carattere, Fabio La Manna si accredita quale compositore attento, l’operato di Mauro Mana (basso) e di Andy O. Monge (batteria) riesce ad emergere anche se la citata produzione non rende appieno giustizia proprio alla sezione ritmica; l’ottimamente orchestrata “Obsession red blood”, dalla palese attitudine cinematografica, certifica che l’insieme, all’epoca della sua pubblicazione ancor giuovine, vantando poco più d’un anno di vita, possedeva già idee chiare circa la direzione da intraprendere, e sopra tutto una varietà di fonti dalle quali attingere tale da poter facilmente superare i limiti di genere, nel caso del gothic metalleggiante troppo spesso auto-imposti per mascherare carenze compositive imbarazzanti. I tre episodi che compongono “A matter of time” sono caratterizzati da una maggiore coesione, il processo di maturazione del quartetto compie un ulteriore step e le striature etniche di “Indigo” ne sono un evidente indizio, la componente tipicamente oscura s’affievolisce a vantaggio di soluzioni più fresche che, se ulteriormente sviluppate in futuro, potrebbero far emergere questi validi musicisti dalla massa informe di band anonime che infestano il settore. Affermare che il futuro degli Alchemy Room sia già stato scritto significherebbe giuocare d’azzardo, e ciò non mi si confà, sicuramente questi nove brani, sopra tutti i tre di “A matter…” rappresentano un buon principio di un cammino artistico che, mi auguro, sia il più possibile durevole. AM
1938 giorni fa · Da fabio la manna
Recensione Per APAGOGE
Nati nel 2007 in quel di Ravenna, gli Apagoge sono una nuova realtà del panorama metal nostrano. Il quintetto, formato da William alla voce, Christian alle chitarre, Batti al basso, Simone alle tastiere e Matteo alla batteria, è fautore di un power metal decisamente interessante e accattivante. Il gruppo infatti, senza limitarsi a riproporre dei cliché ampiamente abusati, decide di arricchire la propria musica con suggestioni al limite del prog, senza disdegnare passaggi tipicamente thrash e condendo il tutto con spruzzate di metal sinfonico. Dopo un primo demo datato 2007, i ragazzi tornano in studio nel 2011 e ad Ottobre esce “Ambition”. L'opera, divisa in quattro tracce per una durata complessiva di poco più di 20', colpisce fin da subito per la varietà e la solidità degli arrangiamenti. Il combo nonostante sia solo al secondo lavoro, sfodera un songwriting di buon livello, che denuncia una certa maturità in fase compositiva. Molto buona anche la preparazione tecnica degli Apagoge: la band ostenta fiducia nei propri mezzi, gestendo con la sicurezza tipica di artisti navigati anche i passaggi più arzigogolati. Dando un ascolto attento all'ep, le influenze si riescono ad individuare molto facilmente: l'ispirazione viene dai soliti noti del power (Sonata Arctica e simili, ma anche Iced Earth e Angel Dust) e dal thrash di casa Metallica e Nevermore, il tutto però rielaborato con gusto e personalità. All'ascolto, rimarrete piacevolmente stupiti dall'ottimo lavoro della sei corde, che macina riff senza sosta e spara assoli taglienti e raffinati. Non da meno il lavoro del quattro corde di Batti, capace di dare corposità e “profondità” a ciascuna delle quattro tracce qui presenti. Un plauso sincero va anche a William dotato di una voce lontana anni luce dalle ugole acutissime e pulite della stragrande maggioranza dei cantanti power metal. Il timbro del singer è basso ed espressivo, talvolta evocativo e teatrale, talvolta più violento e feroce. Il giovane non sembra a disagio neanche nei passaggi in growl, eseguiti con sufficiente perizia. L'unico appunto va fatto alla batteria: non pensiate che Matteo pecchi in precisione o varietà, anzi, il problema è che talvolta ci è parso che il drummer si facesse prendere eccessivamente dall'euforia, risultando pertanto troppo veemente. Ne volete un esempio? Basterebbe ascoltare talune parti dell'opener “Ambition” o “The Wooden Door” per rendersi conto che quanto appena detto corrisponde alla verità. La sovrabbondanza di blastbeat distoglie l'attenzione dell'ascoltatore dalle melodie, influendo negativamente su quanto di buono fatto. A Simone e alle sue tastiere è demandato il compito di incorniciare le canzoni. Il tastierista si diverte a costruire le atmosfere portanti di ogni pezzo, rivelandosi prezioso come non mai e arricchendo l'aspetto emotivo di ogni episodio musicale. Se dovessimo scegliere un brano rappresentativo, la scelta cadrebbe senza dubbio alcuno sulla teatrale “Smeagol”, in assoluto la track più completa e riuscita del lotto. Tra atmosfere al limite del prog, sferzate dal sapore avantgarde e momenti più accomunabili al power e al thrash, “Smeagol” ammalia e convince fin dal primissimo ascolto, guadagnandosi la palma di miglior brano. Purtroppo dobbiamo segnalare la pessima qualità audio di cui gode il disco. I suoni, impastatissimi, sono quanto di peggio mi sia capitato di sentire ultimamente: chitarre e batteria sono quelle che ne escono peggio, a causa di un missaggio davvero mal riuscito. Nonostante qualche piccolo difetto -dovuto probabilmente anche alla giovane età del progetto- “Ambition” rimane comunque un lavoro di tutto rispetto, che non mancherà di accontentare tutti gli appassionati della buona musica. Per ora promossi, in attesa, magari, di un piatto più sostanzioso. Recensione da parte di Truemetal.it
2002 giorni fa · Da APAGOGE APAGOGE
Recensione Per APAGOGE
Ambition è un titolo che si rivela alquanto efficace per gli italiani Apagoge, band formatasi nel 2007 e giunta da pochi mesi alla pubblicazione del secondo EP totalmente autoprodotto, dopo aver dato alla luce Berserk nel 2008. Fautori di un power melodic metal a tinte prog ed epic, i cinque ravennati dimostrano di essere un gruppo forte e compatto e, appunto, ambizioso. La loro forza sta soprattutto nell’aver raggiunto una maturità compositiva davvero degna di nota; nonostante si presentino al pubblico dall’alto di appena quattro canzoni, l’insieme si rivela infatti micidiale. Avvalendosi di un’autoproduzione di alto livello e di un suono d’insieme molto ben definito, gli Apagoge hanno saputo concentrare i loro sforzi -fortunatamente- anche sulle canzoni stesse, dimostrando di avere in serbo delle idee tutt’altro che limitate o confuse, come sarebbe pur lecito aspettarsi da una band giovane, in piena fase di sviluppo. Prendendo come punto di partenza un sound che faccia della potenza tipica del power e delle atmosfere prettamente sinfoniche i propri vessilli, i Nostri hanno saputo destreggiarsi in più ambiti, senza voler spingersi ostinatamente troppo al di là del necessario, ma neppure per questo rischiando di limitare in alcun modo le proprie esigenze creative. Spesso è complicato ottenere un riscontro effettivo basandosi su quattro tracce soltanto, ma non è questo il caso. I pezzi qui presenti sono infatti essenziali per capire di che pasta sono fatti i nostri cinque giovani musicisti emiliani, a partire dalla titletrack Ambition, che ci mostra una band in formissima che pone i propri pilastri nella voce del cantante Willy e nelle ritmiche serrate del drummer Teo, una vera forza d’urto, implacabile e costante. Nonostante la canzone duri sei minuti, presenta alcuni momenti più rallentati, in cui prevalgono le atmosfere create da delle tastiere davvero ispirate, a cui va ad aggiungersi una chitarra mai troppo invadente, anzi, talvolta relegata anche fin troppo sullo sfondo. Smeagol è a tutti gli effetti un chiaro riferimento agli Opeth, voluto o non voluto che sia, tanto nell’inquietante melodia iniziale quanto nella modulazione vocale del cantato. A parte i riferimenti alla band svedese -che continuano in alcuni intermezzi centrali- la canzone si evolve in un power prog intelligente, spezzato qua e là da dei ritmi mai uguali tra loro, ma che comunque sembrano far di tutto per sovrastare gli altri strumenti presenti. Insomma, il lavoro lo si svolge bene, ma c’è troppa voglia di mettersi in mostra, utile in certi casi, ma scomoda ai fini della scorrevolezza del disco. Per quanto possa essere arduo scegliere l’episodio migliore in una ristretta manciata di brani, The Wooden Door si pone come l’apice di questo lavoro, dall’alto di ritmiche ancora più varie ed interessanti di quanto sentito in precedenza e di liriche che passano facilmente dal pulito al growl, quasi che gli Apagoge si volessero imporre come dei novelli Dream Theater o dei novelli Opeth (e certo ce ne sarebbe bisogno di questi tempi!). Canzone impegnativa più che impegnata, fuori da ogni più immediato canone, sicuramente il pezzo forte su cui puntare nell’immediato futuro. C’è tempo anche per un brano calmo, a tratti malinconico, dal ritornello intrigante, di quelli che, nella loro semplicità, non riescono proprio a levarsi dalla vostra testa, così come il cantato simile per intenzioni a quello di una sirena in mezzo al mare in tempesta. Il richiamo della natura umana emerge in tutto il suo pathos, elevando non di poco il livello qualitativo del lavoro svolto dalla band nostrana. Si tratta di Shadow from the Past, una canzone che, per certi versi, ricorda molto da vicino gli Amorphis, quelli di Silent Waters, tanto per intenderci. Impossibile non rimanere colpiti dall’opera che abbiamo sotto i nostri occhi. Ambition è un EP che emerge in tutta la sua melodica irruenza e fa emergere allo stesso tempo le doti di questi cinque giovani musicisti, artisti ambiziosi, che certo sanno il fatto loro. Le qualità ci sono, lo stile -un power metal molto melodico- è quasi completamente definito, la voglia di creare, di comporre, secondo idee proprie, originali, è messa sempre più in risalto. Cosa manca? Un buon contratto discografico, forse. E tanta, tanta fortuna. Recensione da parte di Metallized.it
2002 giorni fa · Da APAGOGE APAGOGE
Recensione Per APAGOGE
Da Ravenna, gli Apagoge hanno attirato le mie attenzione dapprima per il monicker che si sono scelti (ho, infatti, scoperto che l'apagoge dovrebbe essere una figura retorica utilizzata in ambito filosofico…), ma subito dopo grazie alla loro proposta musicale, che ci hanno qui presentato con il loro secondo demo, composto da quattro nuovi brani, dopo quel "Berserk" realizzato nel corso del 2010. La titletrack sembrerebbe rivelare un approccio in linea con il classico Power Metal d'estrazione nordeuropea, ma già qui sono evidenti tanto l'interpretazione teatrale ed enfatica messa in atto dal cantante Willy, quanto un songwriting vario ed in grado di aggregare più soluzioni, che vanno dalle prime avvisaglie alle growl vocals sino a passaggi in forte odore di Prog Metal. Con "Smeagol" gli Apagoge aggiungono un inquietante tocco melodico sul quale si incastrano quegli interessanti break strumentali che ne caratterizzano poi la seconda parte, mentre la successiva "The Wooden Door" rivela un'indole nuovamente aggressiva (con il cantato in growl ancor più presente) che parrebbe quasi volersi ribellare agli evidenti elementi progressive e sinfonici, due aspetti che poi, nella conclusiva "Shadow from the Past", si trovano invece a dover convivere, in un buon equilibrio, nella canzone più melodica del lotto. Bisogna riconoscere agli Apagoge delle notevoli capacità nel sapere dare vita a brani articolati e dalle diverse sfaccettature, con un'invidiabile scioltezza e senza finire per risultare posticci ed ridondanti, anzi dando prova di avere almeno una marcia in più. Recensione da parte di Metal.it
2002 giorni fa · Da APAGOGE APAGOGE
Recensione Per APAGOGE
(2011 - Autoprodotto) voto: 7/10 Direttamente dalla riviera romagnola, ecco a voi gli Apagoge, quintetto power metal che ho apprezzato particolarmente e che recensisco con molto piacere! Già da questo loro EP -molto ben- autoprodotto del 2011, possiamo capire di che pasta sono fatti gli Apagoge: i brani risultano compatti, ben costruiti ed eseguiti da musicisti che sanno il fatto loro, scorrono notevolmente e ci avvolgono in atmosfere da cui non vorremmo più uscire. Questo per dire: peccato solo 4 canzoni!!! Da apprezzare notevolmente il brano “Shadow from the past”, semplice ma ricercato, e di sicuro con una melodia che ti rimane in testa per tutto il giorno, oltre alla più contorta “Smeagol” che, già dal titolo, lascia immaginare cosa ci aspetta; come essere dentro ad un labirinto di cui non riusciamo a trovarne l’uscita. Con “Ambition” e “The Wooden Door” possiamo ascoltare a tutto volume la rabbia e la potenza degli Apagoge, cosa che dimostrano anche con i loro non scontati testi. Perché sì, di un disco la musica è una parte importante, ma anche il testo deve avere la sua parte e dire, appunto, la sua! Se vogliamo interpretare la parte dell’avvocato del diavolo, l’unica pecca, se così si vuol chiamare, è che la pronuncia dell’inglese può essere migliorata, per rendere ancor più professionale il prodotto finale. In conclusione, gli Apagoge hanno le idee chiare, sanno trovare melodie che rimangono in testa senza essere scontati, con brani che a volte ti avvolgono e a volte ti attaccano, alternandosi in un’altalena carica di emozioni. E in musica è proprio quello che conta. Ascoltando un gruppo come gli Apagoge, capirete che idee nell’underground italiano ce ne sono e a bizzeffe, ma, come ben sapete, sono molte le occasioni che vengono a mancare nel nostro territorio. Quindi un motivo in più per supportare le nostre band che hanno tanto da dire e tanto da suonare, quindi un motivo in più per supportare gli Apagoge! Recensione da parte di Italia di Metallo
2021 giorni fa · Da APAGOGE APAGOGE
I Live in Technicolor nascono nel marzo 2011 dopo un'accurata scelta dei futuri componenti, lo scopo essenziale dei componenti è divertirsi insieme suonando ma facendolo con gusto ed attenzione ai particolari. Ultimissime.net li ha descritti cosi "Passione, osservazione, competenza, empatia, amore....sono solo alcuni degli aggettivi utili perchè si possa parlare di Tribute Band, il rappresentare con sentimento e stile un determinato artista. Loris Cerroni ( Voce, Piano e Synth ), Fabio Atti ( Chitarra ), Debora Colapietro ( Basso ), Gaetano De Angelis ( Batteria ), rappresentano non soltanto la formazione della band, ma la motivazione e la forte passione per il gruppo britannico (nato alla fine degli anni '90), riuscendo in pochissimi mesi ad esprimersi in svariati eventi e riscuotendo ampia approvazione da parte del pubblico. Dicono: "Il nostro obiettivo è stato quello di creare una band tributo ai Coldplay, che negli ultimi anni si sono rivelati un punto di riferimento per la musica alternative rock mondiale. La nostra sfida piu grande è stata fin dal primo momento ( ed è tuttora ), cercare di ricreare le fantastiche atmosfere concepite dalla band di Chris Martin, creando e modellando i suoni quasi in maniera maniacale, e far comprendere la loro musica stupenda, ancora troppo poco conosciuta ed apprezzata. La nostra speranza è che durante le nostre serate riusciamo a trasmettere al nostro pubblico anche solo un minimo delle emozioni che proviamo noi suonando i loro brani...." ColdplayZone che ha patrocinato ufficialmente il loro fantastico show a Stazione Birra [Roma] li ha descritti come la Coldplay Tribute più attiva in Italia, l'unica tribute coldplay italiana ad essere composta da soli 4 membri e che è in grado di riprodurre cosi fedelmente il suond unico della band inglese. "Nei loro concerti verrete completamenti immersi nelle fantastiche atmosfere che si respirano nei concerti dei Coldplay". La loro set list comprendo oltre 2 ore di spettacolo con scenografia e costumi che riproducono fin nei minimi dettagli quelli della band di Chris Martin, uno spettacolo imperdibile per tutti gli appasionati dei Coldplay.
2023 giorni fa · Da LiveinTechnicolor Coldplay
Recensione Per Opera House
Gli Opera House nascono nell'autunno 2008. Dopo vari cambi di formazione, la composizione definitiva del gruppo arriva nel 2010. La band è formata da Nicolò Arioli (27 anni) alla voce, Francesco Tamburini (24 anni) alla tastiera e alla seconda voce, Gianvito Vizzi (20 anni) alla batteria, Riccardo Simone (20 anni) alla chitarra e, al basso, Riccardo Capucci (19 anni). Subito la band comincia a provare seriamente e ad esibirsi live con canzoni del repertorio rock-pop degli anni '70-'80 (la band, da sempre, si ispira ai Queen, Muse, Pink Floyd, Bon Jovi, oltre che alla musica leggera italiana). Con l'avanzare del tempo i ragazzi iniziano a comporre i primi pezzi inediti, il cui stile si può ricondurre a svariati generi musicali, tra cui, soprattutto, ballata rock, pop-rock, rock classico e powerpop. I ragazzi di Opera House hanno registrato all'Arci Tom di Mantova, a dicembre, il loro primo demo di brani propri, comprendente le canzoni "Angelo Blu" (Tamburini), "Colpo al cuore" (Arioli), "Girls in my Time" (Vizzi-Arioli) e "Song For Johnny" (Arioli). Successivamente il gruppo ha partecipato a diverse gare per band, tra la provincia di Mantova e quella di Modena, ottenendo sempre una buona approvazione da parte del pubblico e delle giurie musicali. Tra i mesi di aprile e maggio 2011 gli Opera House si sono chiusi, per la seconda volta, all'interno di una sala di registrazione, per incidere 6 nuovi inediti, che si intitolano: "Oltre L'Oceano" (Tamburini-Arioli), "Scar From Heaven" (Arioli), "Aspettando Te" (Vizzi-Arioli), "Fenice" (Tamburini-Arioli), "Senza Di Te" (Tamburini) e "Destino" (Arioli).
2032 giorni fa · Da Francesco Tamburini
Recensione Per Vidiam
I Vidiam sono un gruppo Triestino composto da 5 elementi. Suonano un genere tutto loro, che varia dal hard rock al metal mantenendo sempre una buona linea melodica ; le loro canzoni sono strutturate e composte con attenta sensibilità per trasmettere per lo più sentimenti e storie che hanno segnato le loro vite.... Stanno per incidere il loro 3 ep presto acquistabile su itunes intanto si preparano per un paio di date in famosi locali del Friuli . Lì potete trovare anche su : http://www.facebook.com/VidiamOfficial http://www.youtube.com/user/Vidiamusic?feature=mhee dove potete trovare tutti i loro video musicali e iscriversi ai loro canali dove potrete emettere consigli domande e quant'altro ...
2037 giorni fa · Da Daniele Cogno
I Bohemian Rhapsody, come si può ben capire dal nome, sono una delle Queen’s Tribute Band ufficiali riconosciuta sia dal fan club italiano, sia quello internazionale dei Queen, infatti non è un caso che il loro nome compaia nel sito ufficiale di Brian May. I suoi componenti hanno messo a disposizione il loro talento e la loro passione per la musica, e in particolare per il sound inconfondibile dei Queen, per poter meglio comunicare l’immortalità di una band che nel giro di quarant’anni ha rivoluzionato il modo di concepire la musica. Il preciso obiettivo di questi ragazzi è di trasmettere ciò che significa per loro la parola Queen, non a caso Freddie la scelse. Queen vuol dire regalità. Nell’ottica comune il re è colui che comanda, che ha il potere, invece il reale significato di questa parola è un altro:servizio… Freddie ha messo al servizio di tutti i fan, la sua voce e il suo talento arrivando fino al cuore e anche oltre. Non si diventa immortali senza aver reso importante ciò che si è fatto in vita. E lui ci è riuscito. Non è semplice oggi far capire tutto questo, il concetto di musica è decisamente cambiato, ma non vuol dire che non ci debba essere nessuno in grado di cambiare direzione. Infatti, nell’inverno del 2005 due ragazzi iniziano a pensare in grande, iniziano a capire che forse le loro vite potrebbero cambiare, dandosi uno scopo più alto. Questo progetto parte da Fabrizio Vassallo (voce) e Marco Alagna (chitarrista). Entrambi cominciano subito la ricerca dei restanti componenti della band, che devono avere come giusto prerequisito la loro stessa passione per la musica dei mitici Queen. Quindi vengono ingaggiati, su suggerimento di Fabrizio, il bassista Andrea Floreno, il tastierista Giuseppe Gervasi e il batterista Vito Oddo. A questo punto si può dire che la band è finalmente al completo e si può dare inizio al lavoro vero è proprio; cioè ricreare, in sala prove, il sound dei Queen. Decidono di concentrarsi su alcune tra le più famose canzoni del gruppo e il primo elemento di spunto è stato, non a caso, il Live at the Wembley Stadium del Magic Tour ’86, un concerto acclamato dalla critica come uno dei più riusciti dei Queen, ovvero l’acme della loro carriera musicale. Altri, oltre a Wembley, sono stati gli elementi di partenza, infatti, ci troviamo dinanzi ad una discografia indiscutibilmente ampia e policroma, che ha intensificato il loro lavoro, e che li ha portati a riassumere, in una scaletta, il senso del loro impegno. Dopo nove mesi di ricerca del giusto sound e della coesione tra tutti i componenti, i Bohemian si sentono pronti per “calcare” la scena con grinta e determinazione nella convizione che, nonostante le tante difficoltà cui dovranno andare incontro, è davvero questo ciò desiderano. Le esibizioni negli anni 2006/07 sono molte e la band ha la possibilità di mettere in evidenza il loro talento sia nei pub che all’aperto, prendendo parte a moltissime manifestazioni, riscuotendo, così, il favore di un pubblico pronto a seguirli durante le varie performance. I due anni di attività danno la possibilità agli stessi musicisti di crescere, di migliorare il rapporto con il palco e con il pubblico; i Bohemian Rhapsody, divertono, si divertono, ma soprattutto affrontano la musica con serietà e spirito di sacrificio. Dopo i primi due anni di attività, il chitarrista Marco Alagna ed il batterista Vito Oddo lasciano la band, dedicandosi ad altri progetti. Questa è la prima svolta della band, per la quale diventa necessario ricercare nuovi componenti. Vengono quindi contattati il chitarrista Mattia Argentino ed il batterista Carlo La Pica. Come naturale che sia, queste due nuove personalità, apportano nuova linfa vitale alla band, ed è questo cambiamento che permetterà loro di aprirsi a nuove soluzioni. Iniziano immediatamente le prove, e con ritmo serrato i pezzi vengono nuovamente arrangiati con l’obbiettivo di riuscire ad ottenere gli stessi risultati che i Bohemian avevano raggiunto in passato, e ovviamente con la speranza di riuscire a crescere e a migliorare. La band ha iniziato la propria stagione di concerti girando l’intera Sicilia, ma nel settembre del 2010 Pietro Venza prende il posto del chitarrista Mattia Argentino. Questo ha portato di nuovo i Bohemian a provare e a riprendere il lavoro precedente con spirito diverso, più maturi e consapevoli del loro talento. In conclusione direi che i nostri ragazzi hanno tantissima strada da percorrere ancora, ma sono sicura che riusciranno a volare sempre più in alto poiché cantano con lo spirito giusto, cantano con passione e convinzione. Sono dei semplici ragazzi che nonostante gli impegni e le priorità della vita quotidiana riescono in ogni momento a ritagliare un po’ di spazio per alimentare questa passione. Bisogna ricordare che si arriva in cima soltanto partendo dal basso, le montagne non sono semplici da scalare, bisogna cingersi bene prima di inziare a salire. Questo riesce meglio se accanto si hanno persone che nel momento in cui le guardi negli occhi vedi la stessa fiamma che brilla nei tuoi. Credo, inoltre, che avviarsi verso una meta in compagnia di qualcuno, significhi ridere delle vittorie e soffrire per le sconfitte insieme, senza assegnare meriti o colpe a nessuno in particolare, ma accettarle tutti quanti all'unanimità. In un mondo dove tutto è frivolezza e materialismo impariamo ad osservare laddove ci sono persone capaci di emozionare e che ci riportano al vero senso delle cose. Tutto gira intorno alla passione e al modo con cui essa viene espressa, a prescindere che sia la musica o qualsiasi altra forma d’arte. Quando un’emozione parte dal cuore non può non arrivare all’anima. INFORMAZIONI GENERALI: Genere: Italian Queen tribute band Membri: I Bohemian Rhapsody: FABRIZIO VASSALLO: VOCE PIETRO VENZA: CHITARRA GIUSEPPE GERVASI: TASTIERE CARLO LA PICA: BATTERIA ANDREA FLORENO: BASSO Città natale: TRAPANI Etichetta discografica: SOUND GENERATION General Manager: Alessio Platania Live & Promotion Agency
2042 giorni fa · Da Bohemian Rhapsody
Recensione Per Wildblast
Ok, prendete tutto ciò che pensate sulla musica italiana e cestinatelo. Questa è una di quell band che DOVETE ascoltare ed amare. Che vi stiate rilassando con Armageddon o pogando sulle note di Underground metal, i Wildblast sapranno farvi bollire il sangue nelle vene e ricordarvi cos'è la bella musica!!! Se non li ami sei un poser!!!
2050 giorni fa · Da Daniele Azatoth Kiekkio
Recensione Per APAGOGE
Gli emiliano-romagnoli Apagoge ci fanno pervenire il loro EP di prossima uscita "Ambition". Sinceramente non sono riuscito a trovare nessun'altra informazione sul gruppo, né sul profilo facebook, né sul loro sito ufficiale, tranne che, sempre nel 2011, hanno pubblicato un altro EP intitolato "Berserk". Ma passiamo a questo lavoro. Si parte con la titletrack "Ambition", un bel pezzo power dalle tinte oscure, ben strutturato e rifinito. Ogni strumento mette il suo per dare alla traccia quell'atmosfera particolare che il titolo richiama; sembra infatti di assistere ai giochi di potere di questo ambizioso personaggio, pronto a tutto pur di raggiungere il proprio fine. In particolar modo, di alto livello è la prestazione del cantante, veramente suggestivo con la sua voce oscura e potente, attento alle minime sfumature di tono, e che verso metà brano dà sfogo alla propria "ambizione" con un bel growl cattivo e determinato. Molto buona la base di tastiere, efficace e mai invadente, e ottimo è il lavoro fatto alle pelli, molto vario, con bei passaggi e potenti sezioni di doppiacassa tritatutto. Dalle sonorità leggermente doom è "Smeagle", la cui prima parte, acustico/arpeggiata con un bel piano a supporto, è scandita da un tranquillo mid-tempo, sul quale scivolano le basse tonalità del vocalist. Verso metà traccia si assiste a una improvvisa accelerazione, che segna l'ingresso della distorsione, e che dà il via a una lunga sezione interamente strumentale, tra assoli, rallentamenti, ripartenze e continue variazioni di ritmiche. "The Woodden Door" mantiene le oscure atmosfere dei precedenti brani, presenta un bel tiro, dei riff taglienti e dei buoni passaggi ottimamente sostenuti dal comparto ritmico. Si ripresenta il growling cavernoso in contrasto al carismatico clean. Gli Apagoge mettono in campo non solo una buonissima tecnica, ma dimostrano una buona vena compositiva, con dei brani ben strutturati e ben eseguiti. "Shadow from the Past" è una bellissima semi-ballad. Nella prima parte solo l'arpeggio di chitarra acustica accompagna la bella voce del frontman, fino al momento in cui esplodono le distorsioni e si affiancano comparto ritmico e pianoforte. Molto piacevoli gli inserti in solitaria di piano che spezzano in un paio di occasioni l'andamento del brano, così come sono davvero belli i brevi assoli di chitarra seminati lungo la traccia. Un EP indubbiamente di alto livello. Gli Apagoge si dimostrano un buon gruppo dalle idee interessanti, una buona tecnica e un cantante dalla voce carismatica. Mi piacerebbe saperne di più su di loro, magari attraverso una bella bio pubblicata sul loro profilo facebook. Recensione fatta da: Mondo Metal
2069 giorni fa · Da APAGOGE APAGOGE
Recensione Per APAGOGE
Quando ho letto la descrizione che riportano gli Apagoge a proposito di loro stessi, ho letto la parola "symphonic"; essa, unita ai testi dai titoli tolkieniani, mi ha fatto pensare subito ad una band che si collocasse a metà tra il suono epico e possente dei Summoning e l'epica irruenza dei Blind Guardian. Non appena ho fatto partire la prima traccia, "Ambition", sono rimasto molto sorpreso dall'assalto sonoro che mi ha aggredito, e ho capito di aver fatto i conti senza l'oste. Molto poco riferibili ai Summoning, visto lo sbilanciamento verso le chitarre più che verso le tastiere; troppo power - oriented per essere assimilati ai Blind Guardian, notoriamente dediti ad un metal spiccatamente epico e fantastico, che si è progressivamente distaccato dai ritmi veloci ed è approdato a lidi più operistici. Ciò che propone questa giovane band di Ravenna, alle prese con il secondo Ep che fa seguito al precedente "Berserk", è invece un power metal dalle tinte vagamente sinfonico / epiche, meno accentuate di quel che si potrebbe pensare, e più assimilabie al filone thrash e progressive, generi che sempre più spesso vengono uniti al power metal nel tentativo di rendere il songwriting meno statico. Tentativo riuscito da parte degli Apagoge, che assemblano quattro tracce piacevoli e capaci di coinvolgere l'ascoltatore, picchiando duro quando serve ma riservandosi ampie fette di melodiosità. Qualità sonora eccellente, riffing energico, parti vocali assolutamente protagoniste della scena grazie a numerosi cambi di registro e timbriche (si passa dalla voce pulita e teatrale fino addirittura ad un sorprendente growl!), ritmiche corpose e tecniche, capaci di variare con sufficiente fantasia per spezzare l'andamento del brano e non renderlo una cavalcata troppo monocorde; sono questi gli elementi sui cui la band fonda il proprio operato, dimostrando buone potenzialità. La fusione dei generi è riuscita molto bene per quel che riguarda questo breve Ep di esordio: c'è da augurarsi che il gruppo proceda per questa strada e riesca ad aggiungere ancora qualche elemento al proprio sound, così da risultare completamente personale e convincente, traguardo che a giudicare dalle premesse non appare così lontano. Recensione da parte di " Emozionidistorte.com"
2069 giorni fa · Da APAGOGE APAGOGE
Recensione Per Carnal Gore
Ritorno sotto i riflettori per i calabresi Carnal Gore, con un sound più curato ed alcune idee più pesanti rispetto al precedente demo autointitolato del 2007 ed il promo di un paio di anni fa. La tecnica e la precisione la fanno da padrona in questo album che racchiude alcuni dei loro già presentati lavori con in se un paio di inediti di tutto rispetto. La violenza sonora perpetrata da questi ottimi musicisti è non indifferente e riesce a travolgere l'ascoltatore senza problemi. Un death metal molto diretto e ragionato accompagnato da una performance vocale davvero brutale che si alterna tra growl e scream ben impostati, seppur alcune parti sembrano ridondandi, vale a dire, troppo ripetitive e fini a se stesse. Con quel pizzico di voglia di osare in più e di personalizzarsi credo si sarebbero potuti toccare gradini più alti, seppur la performance rimane tra le migliori di quelle che ho avuto modo di ascoltare negli ultimi tempi in ambito Death underground. Rimangono aloni di quella che prima era un influenza thrasheggiante, facendo avvolgere il proprio sound da trovate molto in stile con i Cannibal Corpse, i Nile (soprattutto per quel che riguarda 'Fall Of Berith') e compagnia demolitrice, con alcune strizzatine d'occhio alla band di Dino Cazares, per quel che potrebbero essere alcune trovate in 'Imprisoned Soul' e la title track, oltre ad altri piccoli momenti simili. Uno dei punti di forza dell'album, oltre ai muri sonori creati dalle due sei corde, è da ritrovare dal lavoro pressochè perfetto proposto dietro le pelli. Ritengo questo album una delle testimonianze che fanno rendere conto che il sud d'Italia, al proprio interno, stia creando e mantenendo vive alcune tra le ottime realtà del metal estremo nostrano. Il lavoro spacca ed anche di brutto, con una sufficiente positività per quel che riguarda l'accoglimento, grazie anche ad una produzione adeguata. Un bel ricordo della band si avrà anche per merito del boccone finale, ossia la conclusiva 'Imprisoned Soul', con un inizio molto sulfureo ed un intermezzo oscuro per poi concludere nel migliore dei modi pseudo-orrorifici. Ma sarebbe stato un pò più opportuno fermarsi un pò di più sulle composizioni, cercando di personalizzare un pò alcune parti. Resta il fatto che la band composta da ottimi musicisti è da considerarsi promossa! Francesco ChiodoMetallico http://www.italiadimetallo.it/recensioni/5732/carnal-gore/etrom
2072 giorni fa · Da Rob Gore
Recensione Per Carnal Gore
I Carnal Gore giungono al debutto con "Etrom", sono una delle macchine da guerra che il sud Italia attendeva con piacere d'ascoltare in formato full, ne rimarremo soddisfatti? La band di Rob era pronta, il "Promo" del 2009 aveva messo in mostra delle potenzialità spiccate, una salutare dedizione alle mazzate più efferate, alle sventagliate thrash e alle derive melodiche senza che quest'ultime inficiassero il sound riducendolo alla solita riproposizione catchy modaiola del settore brutallaro. "Etrom" o "Morte" è la summa del lavoro sinora svolto dal combo catanzarese, escludendo la titletrack e "Fall Of Berith" abbiamo fra le mani un album che per i più attenti scandagliatori dell'underground risulterà conosciuto all'orecchio. I brani restanti infatti sono le basi che hanno dato vita al demo omonimo del 2007 e al già citato promo, pezzi che nella loro riproposizione e inseriti quindi in una scaletta dalla dimensione più ampia e appesantita dalle canzoni nuove di pacca ci consegnano poco più di quaranta minuti degni di trovare immediatamente un'etichetta valida che li produca, chissà che non sia la Unique Leader che di act nostrani ne ha già attenzionati un paio e più? Inutile dire che sia un po' di parte, "Serve Or Be Served" con il suo approccio thrashy mi è sempre piaciuta così come la violenza sprigionata dall'arrembante e tecnicamente ben composto assalto di "Into The Shrines Of Gith", adesso però a tali momenti di pieno sbattimento si possono e devono sommare una "Fall Of Berith" in cui l'ombra di Karl Sanders & Co. non è solo di passaggio, l'opener "Etrom", una sportellata mica da poco, e l'atmosfera creata dall'outro di "Imprisoned Soul" a cura di un personaggio particolare appartenente al sottobosco musicale italico, Bloody Hansen, autore e creatore del progetto horrorifico The Providence. Qualitativamente i calabresi confermano quanto di grande si stia facendo da anni nella loro regione, la produzione è ben più che discreta e superiore anche a quella di colleghi rinomati che forse dovrebbero stare più attenti a certe scelte (stop alla plastica, è sin troppa). Del resto il songwriting in lievi frangenti sembra stentare semplicemente per il fatto che tende a girare su se stesso impiegando soluzioni ripetute, la strada probabilmente più comoda ma che esclude il tentativo di una maggiore personalizzazione. Peccato perché le capacità strumentali e la prestazione di Rob dietro il microfono, decisamente varia ed equilibrata nell'alternare il growl/scream con una resa soddisfacente, mi forniscono la certezza che con un pizzico di sfrontatezza e istintività compositiva avrebbe avuto una dimensione più consona e aggressivamente minacciosa rispetto a quella odierna. "Etrom" rimane comunque un signor disco e augurando loro sia il primo di una lunga serie v'invito, se ancora non l'aveste fatto, a far girare i Carnal Gore nel vostro stereo. Death metal? L'Italia continua a dire la sua. http://aristocraziawebzine.blogspot.com/2011/08/carnal-gore-etrom.html
2072 giorni fa · Da Rob Gore
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